Neuroscienze

ISTINTO, EMOZIONE, RAGIONE

By Giugno 5th, 2021No Comments

LA TEORIA DEI TRE CERVELLI DI PAUL MACLEAN PER COMUNICARE EFFICACEMENTE

Per cervello intendiamo non solo l’organo in sé ma anche tutta la derivazione del sistema nervoso. La teoria dei tre cervelli di Paul Maclean raccontata attraverso la metafora del cervello come condominio e degli inquilini che lo abitano.

Paul MacLean ha sviluppato la teoria dei tre cervelli (trium brain), cioè del cervello uno e trino: neocorteccia, lobo limbico e cervello rettiliano

  1. Il cervello rettiliano

Il cervello rettiliano è la componente più arcaica, la cui anatomia assomiglia a quella del cervello dei rettili. Rappresenta l’inquilino più selvaggio e primitivo del cervello, che vive per soddisfare i bisogni primari.

Quali sono le funzioni di questa parte del cervello?

Gestione  del respiro, del flusso sanguigno, della salivazione, del metabolismo, del sistema endocrino, delle emozioni, del senso di fame eccetera. Inoltre, fa da tramite per trasmettere informazioni sensoriali, elementi di memoria e necessità fisiologiche all’area dell’attenzione e alla corteccia e coordina tutte le nostre azioni automatiche e le abitudini.

Si occupa di compiti “automatici” e perennemente concentrato sull’ambiente circostante e ha come unico scopo quello di preservare la specie. E’ in grado di farci reagire prendendo decisioni infrazioni di secondo riguardo ciò che è sicuro o meno per noi, ciò che è giusto o  sbagliato  fare in una situazione di pericolo, ciò su cui concentrare la nostra attenzione per non farci trovare impreparati.

Essendo l’espressione principale dell’istinto di sopravvivenza, il cervello rettiliano governa la strategia di FIGHT/FLY, secondo la quale ogni volta che sentiamo minacciata la nostra incolumità ci attiviamo per combattere oppure per fuggire dalla minaccia.

Le decisioni prese dal cervello antico sono sempre sensate?

La risposta è: nella maggioranza  dei casi si, ma non sempre. Considera prima di tutto che l’obiettivo di questa area del cervello è principalmente intuire/prevenire pericoli, di conseguenza a questo incide  molto sulla selezione  di ciò che attira la nostra attenzione e sull’interpretazione e primaria di ciò che analizziamo. In ogni tipo di stima messa in atto dal cervello antico si bassa su regole ferree e definite. Conoscere i limiti ci permette di comunicare con lui nel modo più efficace possibile, in caso contrario, la nostra creatività, per quanto di valore, vivrà solo di intuizioni causali.

 

  1. Il sistema limbico (lat. Limbus=bordo) o cervello emotivo

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Il cervello emotivo è l’inquilino adolescente che vive di emozioni, sensazioni, attaccamento e passioni. Agisce in modo strettamente legato agli impulsi del cervello rettile , anch’esso ha una risposta stimolo/azione pressoché automatica e non è sotto il nostro diretto controllo.

 

Talamo

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È una sorta di centralino neurale, la segreteria stacanovista  e super efficiente che ha ufficio nella sua scatola cranica, ma anche il principale responsabile di sensazioni coem la felicità, la tristezza e o il disgusto.

 

Amigdala

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In questa parte del cervello assume un ruolo di primaria importanza L’AMIGDALA, una piccola regione a forma di mandorla che gestisce il processo di memorizzazione di tutti gli eventi collegati ad emozioni forti (condizionamento della paura). Quando un evento è molto piacevole o particolarmente doloroso, l’amigdala lo processa per collegarlo a un ricordo o un’esperienza di apprendimento, a volte in maniera permanente.

 

                                      Vuoi una dimostrazione?

Ti ricordi dove eri il mattino del  12 Dicembre scorso? Probabilmente per te sdarebbe dura rispondere…

E se invece ti chiedessi dove ti trovavi e cosa stavi facendo il pomeriggio dell’11 settembre 2001?

Potere dell’emozioni.

I bravi professionisti sanno per comunicare efficacemente coinvolgendo l’amigdala è un aspetto fondamentale per poter fissare la memoria di un servizio/prodotto ed emozionare a tal punto da generarne il desiderio.

Il desiderio è strettamente correlato alla produzione da pare del cervello limbico dei 2 cosiddetti neurotrasmettitori dell’eccitazione:  DOPOMINA (motivazione)  E SEROTOMINA (umore)

  1. La neo-corteccia

 

La neo-corteccia potrebbe essere descritta come l’inquilino sistematico e metodico che crede di essere l’unico abitante del condominio, si illude di sapere tutto e quasi sempre vuole avere ragione. È la componente del cervello che si è evoluta per ultima, gestisce la RAZIONALITÀ, le capacità logiche di apprendimento, di problem solving e tutta la comunicazione interna (dialogo interno) ed esterna.

Si occupa del LINGUAGGIO, del parlato, della lettura, della capacità di suonare e ascoltare musica, è in grado di produrre pensieri logici e pianificare operazioni.

E’ qui che si innescano tutti i processi cognitivi che sono sotto il nostro controllo cognitivo: quando ragioniamo sulle nostre scelte , quando ci fissiamo un obiettivo, quando elaboriamo le nostre interpretazioni sulla vita e su come va il mondo.

 

          Come gestire il “condominio cervello”?

 

Il livello di equilibrio che esiste fra gli inquilini che abitano il “condominio cervello” ha un impatto diretto sulla qualità della nostra vita. Per gestirli con efficacia è necessario sviluppare tre abilità:

  1. Consapevolezza – Conoscere i meccanismi principali che governano il funzionamento della nostra mente è il primo passo per diventare più consapevoli di quello che siamo e soprattutto di quello che non siamo.
  2. Dialogo interno (self talk) – Rappresenta il modo in cui parliamo con noi stessi, ed è l’espressione principale della neo-corteccia, l’unica parte del cervello in cui ESISTE IL LINGUAGGIO. Potremmo immaginarlo come la voce dell’inquilino razionale, particolarmente inconsapevole dei meccanismi inconsci che condizionano e talvolta boicottano i suoi ragionamenti.

Secondo alcuni studi, il dialogo di questo particolare inquilino può raggiungere decine di migliaia di parole al giorno e influenza costantemente la qualità delle nostre emozioni, che a sua volta influenza stati d’animo, decisioni e comportamenti. Le parole sono importanti e il vocabolario che utilizziamo per parlare con noi stessi dovrebbe essere analizzato ed eventualmente corretto per eliminare tutti quei vocaboli che minano la fiducia in noi stessi, e tendono ad enfatizzare gli aspetti negativi senza dare una prospettiva di soluzione al problema.

  1. Focus mentale – Quello su cui ci focalizziamo diventa la nostra realtà percepita. Una mentalità orientata al pessimismo svilupperà la tendenza a vedere solo aspetti negativi, perdendo di vista quanto di bello e importante c’è nella vita di ognuno di noi.

Semplici accorgimenti come manifestare gratitudine e l’utilizzo di domande costruttive che poniamo a noi stessi, aiutano a indirizzare correttamente il focus e modificare la percezione della realtà in un’ottica di crescita, miglioramento personale ed equilibrio psichico.

           Parlare ai tre cervelli

 

Qualsiasi tipo di strategia comunicativa davvero efficace deve dialogare correttamente e in modo coerente con tutti i 3 cervelli

Quando comunichiamo, il tipo di comunicazione utilizzato può attivare maggiormente una delle tre aree del cervello, con effetti diretti sull’efficacia comunicativa e sul livello di persuasione generato:

  • un dialogo che evoca rischi e paure attiverà il cervello rettiliano, regalando potere all’istinto di sopravvivenza che si predisporrà alla lotta o alla fuga;
  • un dialogo emozionale, capace di parlare alla “pancia delle persone” e di generare empatia, sarà in grado di condizionare maggiormente le scelte dei nostri interlocutori
  • un dialogo ricco di riferimenti e dati oggettivi coinvolgerà principalmente la neo-corteccia, favorendo il ragionamento logico e razionale;

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